You are here:  / News & Eventi / Ken Saro-Wiwa – La forza della Poesia
PETROIL

 

Ken Saro Wiwa – La forza della poesia

Gli ultimi tempi stanno segnano un interesse sempre maggiore verso tutto ciò che riguarda l’ecologia e l’ambiente. Questa presa di coscienza collettiva, sta diventando il nuovo modo di intendere il mondo ed il suo rapporto con l’uomo.
In campo tecnologico, la grande macchina internazionale della ricerca sta facendo passi da giganti: l’attenzione sulle energie rinnovabili, lo sviluppo delle tecniche di riciclaggio e lo studio di materiali non inquinanti sono in continua ascesa. In campo agricolo inoltre, gli investimenti pubblici e privati sulle tecniche agricole a “impatto ambientale 0” , stanno facendo lentamente abbandonare l’uso dei pesticidi.
Questa moderna “rivoluzione verde” però ha una storia che va al di là della ricerca scientifica e tecnologica ed in campo culturale, questo interesse verso le problematiche che affliggono l’ambiente e la natura, si sta traducendo in un vero e proprio  senso di identità nazionale.
Questo è successo in Nigeria, terra povera ma dal suolo ricchissimo. Sebbene la Nigeria sia uno dei principali produttori di petrolio, la maggioranza della popolazione nigeriana viveva e vive in condizioni di estrema povertà a causa della corruzione e dell’incapacità della classe di governo. I problemi di questo paese erano di certo noti a Ken Saro-Wiwa ed è per questo motivo che, con coraggio, ha condotto una significativa battaglia politico-culturale per “redimere” il proprio popolo.
 Saro-Wiwa, uno degli intellettuali più significativi dell’Africa postcoloniale, amava la sua terra e la sua gente, era un uomo che credeva profondamente nella libertà e nell’uguaglianza dei diritti; far parte  degli Ogoni (etnia maggioritaria nella regione del Delta del Niger), era tutta la sua vita.
Sin dagli anni ’80 si fece portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger nei confronti delle multinazionali responsabili delle continue perdite di petrolio che stavano danneggiando le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona. Insieme ad altri esponenti Saro-Wiwa fondò il MOSOP  – Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Movement for the Survival of the Ogoni People) con il proposito di combattere con mezzi non-violenti la distruzione dell’ecosistema della regione a causa dell’inquinamento petrolifero.  Con il tempo, a questo obiettivo, si affiancarono anche rivendicazioni per l’autodeterminazione del popolo Ogoni  (per riuscire ad avere/riavere il controllo economico delle risorse della zona) ed il diritto a promuovere la cultura Ogoni tramite l’utilizzo delle lingue Ogoni e alla pratica della propria religione.
La determinazione e la voglia di libertà culturale e religiosa presto sfociarono in uno scontro con le autorità e le compagnie petrolifere. Gli arresti arbitrari da parte della polizia e le manifestazioni sempre più imponenti da parte degli Ogoni furono gli eventi che attirarono l’attenzione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Nel 1995 comunque, le autorità processarono e condannarono a morte Ken Saro-Wiwa e altri membri del MOSOP con l’accusa di aver incitato all’omicidio di quattro Ogoni contrari alla linea politica del MOSOP ma tra le proteste dell’opinione pubblica mondiale, gli imputati furono impiccati il 10 novembre dello stesso anno.
La poesia “La Vera Prigione” scritta Ken Saro-Wiwa durante i giorni della sua prigionia, non è solo un’istantanea della vita del poeta ma delinea anche il quadro di un paese dominato da una società meschina; un mondo abitato dall’inettitudine, dall’odio e da una falsa giustizia i cui ingranaggi spesso s’inceppano.
Nel 1996 l’avvocato Jenny Green, avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell’esecuzione di Saro-Wiwa ma, a processo avviato, la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro).
Il figlio dello scrittore Ken Saro-Wiwa Jr. (Ken Wiwa), dichiarò: «Penso che mio padre sarebbe felice di questo risultato», aggiungendo poi che «il fatto che la Shell sia stata costretta a patteggiare, per noi è una chiara vittoria».
Noi del Cenacolo dei poeti, consci della corsa verso una vittoria senza medaglie di Ken Saro –Wiwa, abbiamo voluto ricordare la sua profonda etica poetica e culturale, dedicando la 4° Edizione del Festiva di Poesia “Le corti dei miracoli” alla sua figura.
Notizie in italiano su “Wikipedia
Notizie in inglese su “Wikipedia
Notizie sul “Corriere.it
Notizie su “Il fatto quotidiano
Notizie su “Amnesty International
Notizie su “Britannica.com
Articolo su “Pugliainpoesia”

La Vera Prigione

di Ken Saro-Wiwa

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

 

 

 

Articolo a cura di Umberto Ruggiero.